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Manoumalia è piacere puro: il vento ti accarezza la pelle, profumato di fiori dai nomi esotici: fragrea, tiaré, ylang ylang. Percepisci anche qualcosa d’altro, un che di salato, come legno bagnato dall’acqua di mare; e di dolce, la pelle ambrata di un amante indigeno.

Potresti essere un navigatore d’isole lontane, che riporta in patria le essenze preziose trovate nel proprio viaggio, Charles Darwin a bordo del Beagle, Cristoforo Colombo di ritorno dalle Indie, Corto Maltese che naviga nel mare salato.

E un profumo così bello, ha anche una storia molto bella. È frutto delle ricerche di Sandrine Videault, (foto) una profumiera-antropologa, sulla cultura olfattiva degli abitanti dell’isola Polinesiana di Wallis. Manoumalia significa “il dono di Malia” ed è dedicata a un’amica indigena di Sandrine, che le ha fatto scoprire i profumi della sua terra. Il lavoro di Videault è stato sponsorizzato da Les Nez, un marchio di profumi all’avanguardia che ci ha già dato altre creazioni interessanti come L’Antimatiére (****).

Se fosse necessario commettere un delitto per averla, andrei in galera volentieri. Invece l’unico problema è che, come molte fragranze da reato, Manoumalia è venduta in pochissime profumerie e in nessuna delle catene più famose. In compenso, non è indispensabile fare una rapina per comperarsela: 50 ml costano 60 euro, meno di tante schifezze in commercio.

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