“Frutto della Collaborazione tra Olivier e Erwin Creed, Acqua Fiorentina è l’interpretazione data dalla squadra padre-figlio dell’epoca della ‘rinascita’ , che ha avuto un effetto di enorme portata sull’arte, la letteratura e l’istruzione della Civiltà Occidentale”. Così il comunicato stampa di Creed annuncia l’ultima fragranza prodotta dalla casa francese.
Viene da immaginare l’odore di Lorenzo de’ Medici e delle dame della sua corte: corpi giovani, lavati alle terme della Porretta e cospersi di acqua di rose, essenza d’iris distillata dai frati di Santa Maria Novella, il rosmarino dell’acqua della Regina D’Ungheria, magari qualche primo esperimento con il bergamotto e la lavanda, che avrebbe poi dato origine all’Acqua di Colonia. E poi ci sarà stato l’odore caldo dei cavalli, il profumo cuoiato delle pergamene nuove e quello degli antichi codici, recuperati dalle biblioteche dei conventi, un po’ ammuffiti e intrisi d’incenso. E ci si sorprendeva per gli strani vapori di zolfo, salnitro e altre diavolerie usate dagli alchimisti, forse c’era anche qualche tentativo di distillare nuove essenze, portato avanti da un giovanotto originale che si chiamava Leonardo e veniva dal paese di Vinci .

Suggestioni olfattive di questo livello e qualità avrebbero potuto portare a un profumo veramente innovativo, un “Rinascimento” della profumeria artistica, una versione olfattiva della Primavera di Botticelli.
Invece Acqua Fiorentina (nome probabilmente deciso da un esperto di marketing) è un banale fiorito fruttato, tipico della fine del secolo scorso (anni Novanta), innocuo, incapace di suscitare avversioni o passioni intense. Va bene come profumo estivo, per una ragazza che non vuole dare fastidio a nessuno ed è disposta a spendere 130 euro per qualcosa che può comprare a meno di un decimo.
Dewberry (***)del Body Shop, infatti, è un onesto olio fiorito e fruttato da 10 euro circa, che però, per un motivo che non ho ancora capito, a me trasmette molta più allegria ed energia. Forse è perché si apre con una nota molto gioiosa di frutti rossi e pompelmo. Forse è solo perché mi ricorda l’estate del 1990 che ho passato a Londra in totale libertà. O semplicemente, è la felicità di aver risparmiato 120 euro.
Senz’altro, Dewberry è stranamente memorabile. Qualche mese fa, ho ricevuto un sms da una ragazza che non vedevo da almeno quindici anni, Chiedeva: “Come si chiama quel profumo che usavi all’università? L’ho sentito su una tizia in metropolitana e mi è venuta voglia di comprarlo.”
A qualcuno è mai accaduta una cosa simile, con una fragranza blasonata e costosa?

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