Tag

, ,

A grande richiesta (ben due commmenti!) inizio un ciclo di lezioni (molto elementari) sul profumo. In sostanza, vi riassumo quello che ho imparato gironzolando in rete e seguendo gli incontri che Silvio Levi tiene nel suo negozio di Milano.

Per prima cosa, cos’è un profumo? è un miscuglio di essenze odorose diluite in alcol (con a volte, una piccola percentuale di acqua distillata), oppure in olio. Questo secondo metodo, usato nell’antichità e, ancora oggi, nei paesi arabi, non è molto diffuso in occidente, soprattutto perché è difficilissimo trovare un olio completamente inodore. L’alcool, invece, evapora dalla pelle senza lasciare tracce olfattive. Inoltre, essendo più leggero delle essenze, le trascina nell’aria, diffondendole meglio.

Le etichette degli ingredienti dei profumi in commmercio sono praticamente tutte uguali: Alcohol denat, parfum, e poi una serie di parole chimiche strane, tipo alpha isomethil ionone, eugenol, benzil salicilate ecc. Queste ultime sostanze, in realtà, sono contenute delle essenze che formano il parfum, ma la legge obbiga il produttore a elencare una per una tutte le componenti che possono eventualmente causare allergie o irritazioni, come sui pacchetti di biscotti e sulle merendine è sempre segnata la presenza di noccioline. In realtà, mentre le noccioline possono dare uno shock anafilattico mortale  ad alcuni individui, di profumo non è mai morto nessuno. Al peggio, chi è allergico, può avere la pelle un po’  arrossata.

Le proporzioni sono variabili: un parfum (come lo Chanel 5 venduto nel boccettino minuscolo da 7,5 ml) contiene in media dal 40 al 20% di essenza, un’eau de parfum un 10/15 % , un’eau de toilette piò o meno il 10% e un’acqua di colonia può scendere al 5%.

Mettiamo da parte l’alcol e gli allergeni e occupiamoci del parfum, cioé dell’essenza. Si tratta di una composizione di  estratti vegetali e sostanze di origine animale o chimica, combinate da un profumiere per ottenere un risultato estetico e un effetto emotivo.

La brutta notizia è che praticamente tutti i profumi contengono essenze chimiche. Quelli veramente naturali sono rarissimi e non sono venduti nelle normali profumerie, anche se l’80 % almeno delle commesse vi giurerà il contrario.

La buona notizia è che le essenze chimiche non fanno affatto male, sono meno allergizzanti di quelle vegetali e non richiedono di uccidere o far soffrire nessun animale, come invece succede con il muschio di gazzella, lo zibetto e il castoreum. L’unica essenza animale senza crudeltà è l’ambra grigia. Si tratta di una sostanza che i capodogli rigurgitano spontaneamente e che i pescatori trovano per caso nelle reti o sulle spiagge.

Le essenze vegatali sono estratte dai fiori, dalle foglie, dalla resina, dai frutti, dalle bacche, dal legno o dalle radici di alcune piante. La più utile è l’arancio, considerato il maiale della profumeria, perché non si butta niente: dai fiori viene estratto il neroli, dalla buccia del frutto l’olio essenziale di arancio e anche il legno è ricco di sostanze aromatiche. Altre piante non sono così ricche. Per esempio il fiore di iris è inodore. Il profumo secco, femminile e buonissimo che associamo a questo nome viene dalle radici essiccate.

I metodi di distillazione sono diversi: si può usare il calore, facendo bollire la parte della pianta o il prodotto animale che interessa finché non cede l’essenza,  il metodo dell’enfleurage, utilizzato con i fiori più delicati, come il gelsomino, la cui essenza verrebbe distrutta dal calore, per cui i petali vengono messi su uno strato di grasso, che pian piano ne assorbe l’odore e poi viene distillato oppure un solvente. Il più comune è l’alcol, ma oggi si usa anche l’anidride carbonica compressa fino a diventare liquida. Quando la pressione viene meno, evapora, lasciandosi dietro un’essenza molto pura.

Ciascuna essenza è come una nota che il profumiere usa per comporre la propria opera. Esistono più di tremila sostanze che possono venir usate a questo scopo, ma di solito ciascum profumiere, nel proprio “organo”, cioè la teca in cui conserva le essenze, non ne utilizza più di 200/300.

Le note, a seconda dell’origine, si possono ragggruppare in famiglie. Ciascuna porta un messaggio olfattivo diverso, che il profumiere utilizza per creare una storia unica (ma di questo parleremo la prossima volta).

Compito a casa:  annusare Paris e Parisienne di Yves Saint Laurent. Metteteveli uno su un polso e uno sull’altro, confrontateli e vedrete come la stessa nota di rosa può essere usata in due modi profondamente diversi. Per noin influenzarvi, per ora non vi dico cosa ne penso io.

Annunci