Tag

,

Nella sua rubrica sull’Espresso di questa settimana, Umberto Eco sostiene che l’abitudine di tenersi per mano sia un fenomeno “limitato alle classi inferiori”, dato che ” Si tengono per mano persone senza cravatta, con quei curiosi cappelli di lana tirati sulla fronte che farebbero apparire cretino anche Einstein, di solito con maglioni alla Marchionne, piccoli commercianti o coltivatori diretti (forse votanti per la Lega, ma non escluderei qualche ex comunista), operai o statali di bassa categoria.” Questo comportamento suscita in lui “un poco la stessa impressione che facevano un tempo quelli che in seconda classe mangiavano arance sul sedile di fronte.” Non sono un genio del bon ton, e la principessa mi corregga se sbaglio, ma dato che Eco invitava i lettori a scrivergli le proprie opinioni e che sono in possesso del suo indirizzo di posta elettronica, gli ho scritto questa lettera:

Chiarissimo professor Eco,

la ringrazio per il suo illuminante intervento sull’Espresso di questa settimana. Per mia sfortuna, sono nata in una famiglia piccolo borghese, con due genitori che si sono incontrati perché entrambi vincitori di un’umile borsa di studio Fulbright e per tutta la vita hanno svolto le vergognose mansioni di insegnante e docente universitario. Sono stata istruita in scuole e università pubbliche dove i docenti, imperdonabilmente, si concentravano più sull’analisi matematica e la Divina Commedia che sulle regole fondamentali del saper vivere.

Sono quindi sempre molto grata gli intellettuali come lei e Lina Sotis, che permettono agli individui svantaggiati come me di apprendere le regole di comportamento delle classi superiori. Altrimenti, saremmo in balia di deleteri modelli d’oltreoceano come Barack e Michelle Obama, che esprimono tenendosi per mano la propria palese insoddisfazione per le condizioni di miseria umana, culturale ed economica in cui sono costretti a sopravvivere.

Pensi che, addirittura, fino alla lettura del suo intervento, talvolta consumavo arance negli scompartimenti ferroviari di seconda classe, pensando assurdamente che, per dimostrarsi una persona educata, bastasse offrirne ai vicini, non sporcare e portarsi via le bucce.
A proposito, mi permetto di chiederle: esiste un alimento che si può consumare nelle carrozze ferroviarie senza destare l’altrui ludibrio?
Non vedo l’ora di pubblicare nel mio blog porcelliconleali.blogspot.com la sua risposta, che può aprire la mente a tanti sfortunati piccoli borghesi come me.

Cordiali saluti
Elena Porcelli

P.S. Durante una delle nostre abituali passeggiate mano nella mano, il mio fidanzato sosteneva che un hacker fascista si dev’essere introdotto nel sistema editoriale dell’Espresso, sostituendo la sua rubrica con una volgare parodia del peggiore snobismo radical chic. Se così fosse, la prego di ignorare questo messaggio.

Vi farò sapere se il professor Eco mi risponde. Spero di cuore che mi scriva: “è stata solo una botta di caldo”.

AGGIORNAMENTO: LA RISPOSTA DI ECO

Eco mi ha scritto: “Non è un hacker fascista ma sono io che ho fatto una parodia del peggiore radical chic. La sua divertente parodia della piccola borghese mi fa capire che non sempre l’ironia rende. Ma lo dicevo in fine: al giorno d’oggi …non ci sono questioni più serie di cui parlare.”

Meno male, allora non ce lo siamo giocato. Un pezzo sbagliato, in cui l’ironia non si coglie, può capitare anche ai migliori.

Annunci