Nel 1970 Raffaella Carrà lanciò Tuca Tuca, l’inno alla seduzione giocosa che ha ispirato quarant’anni di flirt e,  adesso, anche un profumo, Tuca Tuca (***). L’idea è venuta all’inglese Mark Constantine, il fondatore di Lush, dopo aver visto dei suoi dipendenti che ballavano la canzone durante una convention aziendale a Venezia. Voleva fare un profumo divertente e sexy, con tanta allegria e nessuna volgarità. E direi che c’è riuscito.

Il sito ufficiale dice che Tuca Tuca  è una violetta immaginaria. Vuol dire che, a una prima annusata, si sente il profumo della violetta, ma del fiore non c’è traccia. L’odore è ricostruito usandone altri, tra cui le foglie della stessa pianta ( verde di violetta) , la cassia e la vaniglia, su un fondo legnoso di sandalo, patchouli e vetiver. Infatti, dopo un po’, è come se la fragranza si scomponesse nei suoi elementi, che s’iniziano ad avvertire separatamente in un’armonia che a me ricorda vagamente Amazone (****) di Hérmes. La cassia amarognola e i legni predominano sulla vaniglia, con un risultato finale piuttosto secco e raffinato.

E’ un profumo più da signora, che da ragazza, ma una signora che ha voglia di giocare  e sedurre come quand’era adolescente. Scommetto che alla Carrà piacerebbe tantissimo. Le somiglia.

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