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Nel linguaggio biologico dei fiori, il profumo è un messaggio rivolto agli insetti: “vieni qui e impollinami!”. Generazioni di donne, da Cleopatra in poi, sanno che funziona benissimo anche sui maschi umani. Alcune essenze, per esempio la violetta, lo suggeriscono timdamente: “Scusa, non è che mi impollineresti?”, la rosa, regina dei fiori è sicura di sé: “tu vuoi impollinarmi, è ovvio!”, la gardenia è prezosa: “sei degno di impollinarmi?”
La tuberosa e il gelsomino scelgono l’approccio diretto: “IMPOLLINAMI, STUPIDO!”.
La tuberosa migliore, ancora, dopo sessantadue anni dalla sua creazione, per me è Fracas (****) di Robert Piguet, anche se è troppo dolce per il mio carattere. Se fosse un colore, sarebbe il fucsia. Ornella Vanoni ne usa a litri, per sottolineare, se ce ne fosse bisogno, la propria inossidabile carica di seduzione. Il nuovo Nuit de Tubéreuse (****) di L’Artisan Parfumeur , però, mi ha colpito. Esalta gli aspetti più neri e, insieme, più brillanti dell’essenza. E, a differenza di Fracas, attutisce quella sensazione zuccherosa che me ne ha sempre allontanato. Non è un profumo da tutti i giorni, ma con un abito da sera nero e un collier di diamanti, starebbe benissimo. Dovessi andare alla prima della Scala, lo metterei senz’altro.
Il gelsomino avvolge più morbidamente, come una notte tropicale, soprattutto quando è associato all’ambra, per esempio in Jasmin Noir di Bulgari (**). Non a caso, Serge Lutens ha chiamato A La Nuit (***) la propria versione dell’essenza, anche se ha cercato di purificarla dalla parte cosiddettà “indolica” Gli indoli sono delle sostanze naturalmente presenti nel gelsomino, che però si trovano pure in tutto ciò che è in decomposizione. Sono loro ad attirare le mosche e, per qualche ragione, in basse concentrazioni, costituiscono un potente richiamo sessuale, anche se risultano lievemente nauseanti.
Il nuovissimo Lust (*****) di Gorilla Perfumes, non ancora arrivato in Italia, sul sito è presentato come “indolic” ma a me sembra un fiore ben vivo. Sensuale senza remore, a partire dal nome, che in inglese significa “lussuria”, riproduce esattamente l’odore delle siepi di gelsomino durante gli eterni tramonti estivi, quando la notte sembra non arrivare mai.
Il fiore d’arancio, non a caso scelto dalle spose, è il contrario della tuberosa: un vero romantico che sussurra “se è vero amore, impollinami…”.
L’unico profumo che davvero ha l’odore di un aranceto in fiore, per me, è Zagara (****) della Farmacia di Santa Maria Novella. Tutti gli altri, tra queli che ho provato, tra cui Fleurs D’Oranger di Serge Lutens (**), contengono troppo neroli, un derivato dei boccioli di arancio dolce con un fondo nauseante che sparisce solo in presenza di dosi massicce di bergamotto. Ma allora, il risultato finale è agrumato, non più fiorito. La vera zagara, invece è dolce, ma fresca e lievissima, come il vento d’estate. Gorilla Perfume ha provato a fare un profumo così ma, come quasi tutti, ci ha messo troppo neroli. Il risultato, Orange Blossoms (*), non è entusiasmante, a detta dello stesso creatore Mark Constantine.
Piuttosto, nella stssa linea, è più vicino alla zagara Love (**), anche se non ne contiene neppure una goccia. La combinazione di agrumi, mela, gelsomino e ylang ylang, infatti risulta leggera e romantica come un flirt estivo. Ma comunque, da Gorilla Perfume la lussuria (Lust) batte l’amore (Love) 5 a 2.
I miei profumi da seduzione sono due: Manoumalia (*****) a base di fragrea, un raro fiore tropicale che dice “impollinami, Corto Maltese!” e Jasmin et Cigarette (*****) di L’Etat Libre d’Orange, che, combinando gelsomino e tabacco, dice: “Impollinami, stupido, ma solo se sei un genio!”. Lo so, sono messaggi un po’ complicati. Ma tanto noi donne non siamo come i fiori, che hanno bisogno di più impollinatori possibili. Ne basta uno solo. Quello giusto.

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