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crystalball Al primo spruzzo Womanity (*), la nuova fragranza lanciata da Thierry Mugler, con grande spolvero pubblicitario, mi ha ricordato qualcosa della mia infanzia. Un aroma fruttato e chimico al tempo stesso, non sgradevole, ma neppure degno di essere chiamato “profumo”. Ci ho messo un po’ a identificarlo. Alla cassa dell’Esselunga mi è venuta l’illuminazione: è precisamente l’odore del Crystal Ball, quella roba gommosa che faceva le bolle colorate e indistruttibili. A quanto pare, è ancora in vendita nei supermercati.
Più che Womanity, io lo chiamerei “Who made it?!” ovvero “Chi cavolo ha fatto ‘sta cosa?!”.
Ignoro come sia venuto in mente a una casa che ha lanciato un profumo innovativo come Angel (****) , quel capolavoro di Eau de Cologne (*****) e il buonissimo, intenso, Alien (***) di creare una roba del genere. A loro dire, Womanity rappresenterebbe l’essenza dell’essere donna. Hanno anche aperto un sito dove le donne di tutto il modo possono scrivere la propria definizione. Ci ho letto un sacco di luoghi comuni tipo “mistero e sensualità” e genialate alla Sex and the City dei poveri, per esempio “Essere donna è guardarsi in uno specchio a figura intera e dire “Oh, wow!”.
Per rappresentare il concetto di “womanity” hanno scelto di mescolare il fico e l’odore del caviale, riprodotto fedelmente con un metodo innovativo degno di miglior causa.
Il fico e l’odore di pesce sono un’allusione? Beh sì. E parecchio volgare.
Faccio fatica a dire cosa sia essere donna. Ma di sicuro è più che avere qualcosa tra le gambe. E peggio ancora, qualcosa che sa di Crystal Ball. Non è che qualcuno dei loro guru del marketing è troppo affezionato alla bambola gonfiabile?

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