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La farmacia di Santa Maria Novella profuma i quattro angoli della terra da trecentonovantotto anni. Per questo, festeggia in anticipo il 2012 con due nuove fragranze, entrambe chiamate, sull’etichetta, 1612. Si distinguono per il materiale del falcone: Porcellana è dedicata all’oriente e Ottone è ispirata all’Europa.
Porcellana (***) inizia con un gelsomino sensuale, ma invece di addolcirsi in note ambrate, come la maggioranza dei profumi orientali, sterza delicatamente verso la freschezza speziata dell’anice stellato e del cardamomo, per chiudersi con una coda di legno di cedro (avete presente i trucioli di una matita temperata? è quell’odore lì).
Mi fa pensare a una ragazza giapponese contemporanea, aggraziata come una geisha ma perfettamente capace di badare a se stessa e di destreggiarsi tra computer, automobili ed aerei. Chi è attratta dalle fragranze florientali al gelsomino, come Opium (***) di Yves Saint Laurent e Jasmin Noir di Bulgari (***), ma le trova troppo invendenti e ambrate, dovrebbe provare Porcellana.
Ottone (***), invece, è il figlio un po’ ribelle di Knize Ten (***), una delle fragranze maschili più esclusive del mondo. Tutti e due danno la stessa impressione di “gentiluomo appena uscito dal barbiere”. In comune hanno le note agrumate e legnose, ma Ottone si concede la stravaganza di un accenno di rosa, origano cannella e pepe rosa, mentre Ten è rigorosamente virile e punta sul cuoio e le note animali.
Ottone è un giovane nobile, perfettamente educato, che però si diverte a scandalizzare gli austeri nonni prussiani, indossando una cravatta rosa o portando nell’avito castello la fidanzata giapponese, profumata di Porcellana e conosciuta a Firenze, mentre tutti e due visitavano l’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella.
Se passate da Firenze, andateci senz’altro. Vale la pena di entrarci solo per il profumo che si sente negli antichi saloni: è il famoso pot pourri di Santa Maria Novella, una ricetta segreta basata sulle piante aromatiche tipiche dei colli fiorentini.
Una volta inebriato l’olfatto, guardatevi attorno e ammirate gli scaffali in legno, i vasi con le etichette in latino e i soffitti decorati: siete in una delle farmacie più antiche del mondo. Poi le commesse inizieranno a seccarsi, per cui provate i prodotti. Ne vale la pena. L’aceto da toilette, per esempio è meraviglioso sia come tonico che per lucidare i capelli. E io non sono più capace di vivere senza il profumo di Lavanda Ambrata (*****).
L’attuale negozio è stato aperto dai frati domenicani del vicino convento di santa Maria Novella nel 1612, per vendere le specialità profumate che producevano fin dal medioevo.
Eh? I frati facevano profumi? Cos’erano, i fornitori della monaca di Monza?!
No, è che, fino all’Ottocento, quando si è iniziato a capire qualcosa dei batteri, tutti pensavano che il profumo avesse proprietà medicinali. Il ragionamento di base è logico: i corpi infetti e malati puzzano, i cadaveri ancora di più, mentre le persone sane hanno un buon odore. Inoltre, alcune delle malattie peggiori, come la malaria, si prendevano nelle paludi puzzolenti e la peste nera veniva trasmessa dalle pulci che infestavano i fetentissimi ratti di fogna.
Peraltro, molte essenze, come il bergamotto e la rosa, hanno reali proprietà antisettiche e il profumo disorienta gli insetti che pungono e trasmettono malattie, come le zanzare e le pulci, per cui il suo effetto salutare è tutt’altro che illusorio.
Insomma, ai tempi, “farmacia” e “profumeria” erano praticamente sinonimi.
Nel 1866 la farmacia fu espropriata ai domenicani, ma l’ultimo direttore fra’ Damiano Bensi, non si sa come, probabilmente corrompendo qualche funzionario con una fragranza da reato, riuscì a passarla al nipote Cesare Augusto Stefani (non pensate male, era il figlio della sorella). La famiglia Stefani possiede tutt’ora l’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella e continua a produrre le antiche ricette dei frati, aggiungendo ogni tanto qualche novità, come Tabacco Toscano (***) e, ora, Porcellana e Ottone, che sono in edizione limitata e verranno ritirate dal commercio alla fine del 2012. Le ultime due fragranze sono ispirate agli affreschi dell’Europa e dell’Asia sul soffitto di uno dei saloni della Farmacia, che illustrano i quattro continenti, da cui arrivano le materie prime e dove, da secoli, sono esportati i profumi. Mi sarebbe piaciuto sentire anche una versione olfattiva dell’Africa e delle Americhe, ma sarà per un altro anniversario.

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