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Confesso che dal viaggio tra i profumi della Bretagna mi aspettavo di meglio. Io adoro i finisterrae, cioé quei luoghi ai confini di un continente dove il mondo sembra finire e dove, fino alla scoperta dell’America, si credeva che la terra ferma terminasse davvero. Anche se nessuno ha mai creduto che il nostro pianeta fosse piatto: questa è una balla inventata dai positivisti per farci credere che nel Medioevo fossero tutti scemi, come spiega benissimo Umberto Eco.
I finisterrae sono luoghi potenti, dove l’aroma delle piante rustiche si mescola con l’odore potente delle onde che si infrangono sugli scogli. Mi aspettavo profumi decisi, emozionanti, magari anche disturbanti, come il carattere forte, che alterna silenzi e antiche leggende, esplosioni d’ira e scoppi di umorismo, che contraddistingue tutti gli abitanti dei finisterrae, dall’Irlanda a Gibilterra: gente abituata a fare i conti con la violenza dell’Atlantico.
Invece, le colonie di Lostmarc’h non sono né fragranze da reato, uniche e irresistibili, né, per fortuna, reati di fragranza. Sono profumi buoni, discreti e tranquilli, come il ricordo di un’infanzia serena. In realtà, il creatore della linea, Antoine Vouillermet, ha deciso di rappresentare le proprie memorie di bambino, cresciuto spensierato e lieto, sulla spiaggia di Lostmarc’h, che significa “coda di cavallo”.
Il primo profumo che abbiamo annusato è Atao (*), un’acqua di colonia agrumata e delicata. E’ stata creata da uno dei più grandi profumieri francesi, Maurice Maurin, autore tra l’altro di Amazone (****) di Hermés, uno dei femminili più belli mai esistiti, purtroppo non più in commercio in Italia. Antoine, infatti, non è un profumiere (per diventarlo, ci vogliono conoscenze approfondite di chimica e almeno tre anni di studio), per cui si limita a proporre a un professionista un concetto, un’emozione o una storia e quello provvede a trasformare le parole e le immagini in fragranza. Atao ricorda un po’ la parte meno intensa e interessante di Amazone: note di agrumi, appoggiate su un morbido fondo di legni e resine. Il nome significa “sempre” in bretone, forse nel senso che si può usare in ogni occasione: sa di pulito e non disturba nessuno. Peccato, però, che lasci indifferenti.
Aôd (*) in bretone vuol dire “riva” e, praticamente, è una spiaggia in bottiglia. Contiene note sintetiche “marine” e “effetto solare”, più olio di cocco e fiori. E’ femminile e perfetto per chi già rimpiange le vacanze. Praticamente, una spiaggia in bottiglia.
Din Dan (**) non significa “campanello” ma “sottobosco” e, in pratica, è verbena pura, come le tisane che bevono i bretoni. La verbena è un curioso fiore che profuma di limone. L’interpretazione fresca e agrumata di Lostmarc’h mi piace più di quella della Farmacia di Santa Maria Novella, che è troppo pungente all’inizio e troppo dolce dopo qualche ora, come l’essenza naturale, ma molto meno di Verbenas of Provence di Jo Malone (***), che enfatizza l’aspetto fiorito, aggiungendo note di rosa e gelsomino.
Iroaz (**) “la rosa” è una siepe di roselline rampicanti sul muro di una casa di pietra, percossa dal vento dell’oceano. Mescola la rosa con note marine, verbena, sandalo e patchouli, creando una versione originale dell’essenza più usata in profumeria.
Lann-Ael (*) “terra degli angeli” sa di torta al limone appena sfornata. Se l’indossate, chi vi incontra vi chiederà dove avete nascosto i dolci.
Ael-Mat (**) vuol dire “angelo custode”. Contiene molta camomilla, di cui il mio angelo, visto tutto quello che combino, ha sicuramente bisogno. Dà un profondo senso di pace, è unisex (per forza, gli angeli non hanno sesso) e fa compagnia senza disturbare. E’ l’unico che potrei comprare, per usarlo nelle giornate storte, quando ho i nervi a fior di pelle.
L’Eau d’Hermine (**), cioè di ermellino, è l’ultimo e più deciso nato della linea. Infatti, e differenza degli altri, non è un’eau de cologne, ma un’eau de parfum, il che vuol dire che è più concentrato e persistente. Non che sia aggressivo, ma la lavanda e i legni gli danno un po’ di carattere e la vaniglia lo rende avvolgente.
Il nome è un po’ spiazzante, in quanto l’ermellino è un mustelide, parente stretto della puzzola, ma è stato scelto perché questo animale è raffigurato sullo stemma dei duchi di Bretagna. E’ un fiorito agrumato molto piacevole, equilibrato e caldo. Tutto il contrario della gente che vive ai confini del mondo.

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