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Ci sono profumi maturi e profumi che non lo saranno mai. L’idea mi è venuta alla presentazione del film «Immaturi» di Paolo Genovese, da ieri nelle sale. Il tema della storia è banale e inverosimile: un gruppo di trentottenni, per un disguido della burocrazia, si trova a dover rifare l’esame di maturità. Ma lo svolgimento è delizioso, alcune battute indimenticabili e i personaggi ben costruiti, originali e lontani dagli stereotipi “sociologico-generazionali”, per esempio c’è un bamboccione che non ha la solita, banale scusa del precariato per non schiodarsi da casa dei genitori: è che ci sta proprio bene, con mammà che gli rifà il letto.
Ma che c’entrano, i profumi? Il fatto è che, aggirando le regole di questo tipo di eventi, in cui è obbligatorio parlare solo del film, sono riuscita a farmi dire qualcosa sulle sue esperienze olfattive da Raoul Bova, che intepreta Giorgio, uno psichiatra infantile, sia in senso professionale sia perchè non riesce ad accettare l’idea di diventare padre. Parlando del confronto tra passato e presente, Bova ha confessato che, tra gli oggetti che non vorrebbe mai veder sparire a causa della rivoluzione digitale, ci sono le lettere manoscritte. Lui ne riceve ancora, dagli amici e dalle fan. E ne scrive pure, però solo agli amici. Così, ho colto la palla al balzo e gli ho chiesto se ha mai ricevuto lettere profumate. “Moltissime” ha risposto “sia spruzzate con la fragranza preferita dell’autrice, sia scritte direttamente con le penne colorate, all’aroma di uva o di rosa. Nessuna però, mi ha mai particolarmente colpito.”
Tuttavia, il profumo di una lettera, anche se magari banale e “da bimbaminkia”, come quello degli inchiostri da ragazzina, non è mai immaturo, perché esprime quello che la persona sente di essere in quel momento. La differenza tra un profumo immaturo e uno maturo, infatti, è solo questa: il primo si compra e, spesso, poi non si usa, perché si è suggestionati dalla moda, da una pubblicità accattivante o dal fatto che, nelle profumerie, viene promosso con eccessivo impegno. Il profumo maturo è quello che scegli perché va d’accordo con la tua storia e la tua pelle, ti racconta e ti rende felice. E’ ovvio che il profumo immaturo di una persona può essere maturo per un’altra. Tutto dipende dalla personalità individuale e dall’autenticità della scelta.
Tra l’altro, sono riuscita a dare un’annusata a Raoul: sapeva di muschio e di spezie, con un effetto straordinario. L’unica fragranza che un po’ si avvicina è il nuovissimo Sartorial (****) di Penhaligon’s che però, pur essendo una delle migliori combiinazioni di spezie in circolazione, non ha la stesso calore virile. Quando avevo incontrato Bova, anni fa, mi era parso esteticamente perfetto, ma olfattivamente e caratterialmente irrilevante. Adesso è ancora più bello, con qualche capello grigio e qualche segno d’espressione attorno agli occhi azzurri, e molto più interessante, anche perché oltre ai ruoli da eroe buono, che gli vengono spontanei, accetta la sfida di interpretare personaggi diversi. “Per entrare nella parte di Giulio” ha detto “ho avuto bisogno di parlare con alcuni psicologi, perché non riuscivo a immedesimarmi in un uomo che si spaventa all’idea di avere un figlio dalla donna che ama. Io, quando mia moglie mi ha detto di essere incinta, ero al settimo cielo.” Come si fa a non amarlo, uno che dice così e sa pure di buono?
Dato che il regista, soggettista e sceneggiatore del film, Paolo Genovese, si è dichiarato totalmente incompetente in materia olfattiva ma che è ovvio, vista la maturazione dei personaggi nel corso della storia, che tutti (tranne uno) devono aver cambiato profumo, provo a immaginarli io:
Giulio (Raoul Bova), lo psichiatra “infantile”:
Profumo immaturo: un qualsiasi dopobarba firmato da uno stilista, ricevuto come regalo per Natale dalla famiglia di un paziente.
Profumo maturo: Mistero (****) di Calé fragranze d’autore, ispirato alla figura di un uomo che sa essere un vero maestro di scienza e di vita per chi ha la fortuna di incontrarlo.
Francesca (Ambra Angiolini), una cuoca con il problema della dipendenza dal sesso:
Profumo immaturo: For Her (****) di Narciso Rodriguez. E’ un’ ottima fragranza fiorita e muschiata, forse lo Chanel n°5 del ventunesimo secolo, di cui adoro la frizzante nota di testa di osmanto (un arbusto con fiori profumatissimi, che sbocciano in autunno), che però è stata proposta molto aggressivamente nelle profumerie e può essere stata scelta da chi “deve” essere “seduttiva” a tutti i costi.
Profumo maturo: Vanisia (****) di Creed. E’ un gourmand, cioé un profumo che, oltre che l’olfatto, solletica anche il gusto e per questo è adatto a un’artista della cucina. Appena spruzzato sembra Shalimar (****) di Guerlain, che però resta molto più dolce, mentre Vanisia diventa più legnoso, ambrato e complesso. Rappresenta una donna dalla femminilità sicura, che non deve sempre attizzare tutti i maschi presenti e si prende il tempo per costruire una vera relazione, con chi la merita davvero.
Piero (Luca Bizzari) uno speaker radiofonico allergico all’impegno sentimentale.
Profumo immaturo: L’Egoiste di Chanel, solo per il nome.
Profumo maturo: Breath of God di Lush (*****), condiviso con la sua lei.
Lorenzo (Ricky Memphis), il bamboccione
Profumo immaturo: l’Aqua Velva (*) di papà, una specie di colluttorio alla menta, inspiegabilmente considerato un dopobarba da molti uomini, da troppi decenni.
Profumo maturo: Borneo 1834 (*****), comprato a Parigi, nella boutique di Serge Lutens. Il miscuglio di legni esotici racconta il coraggio, finalmente trovato, di uscire di casa e esplorare la giungla della vita.
Luisa (Barbora Bobulova), la manager con figlia carico.
Profumo immaturo: ha sì e no il tempo di mangiare, figuratevi se va in profumeria.
Profumo maturo: Idylle (****) di Guerlain, comprato nella boutique sugli Champs Elysées. Sulle prime pare un profumo da ragazzina, per la fresia molto fresca e leggera, ma poi affiora il fondo chyphre molto più miserioso, che rappresenta una felicità insieme epidermica e profonda.
Virgilio (Paolo Kessisoglu) è il Don Giovanni che non cambia mai. Per lui, fin dal liceo, c’è un solo profumo: Denim. Infatti, è l’unico al mondo a non rendersi conto che il claim “per l’uomo che non deve chiedere mai” è assolutamente ridicolo e irritante. Come lui, del resto.

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