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Ti piacerebbe essere così, vero, X?

Questa è una storia strana. Strana e un po’ seccante, perché mi sono fatta prendere in giro e, invece, avrei dovuto capire tutto dal profumo. For Her (****) di Narciso Rodriguez di per sé non ha niente di sbagliato. Anzi, è uno dei più bei fioriti degli ultimi 10 anni e potrebbe essere lo Chanel 5 del Duemila: un profumo femminile che sa di donna contemporanea, dolce ma con una forte personalità. Però, quando una si spaccia per una bellissima, ricchissima, coltissima, poliglotta e sofisticatissima marketing manager lesbica, perfettamente a proprio agio tra il centro di Milano, Barcellona, Londra e la Martinica, dovrebbe portare una fragranza di nicchia, esclusiva e unisex, magari non ancora in vendita in Italia. Morena, la protagonista di questo racconto, surreale ma assolutamente veritiero, invece, mi ha detto che usava For Her, guarda caso il profumo che, in quel momento, era il più pubblicizzato nelle grandi catene commerciali di massa. Insomma, il primo che poteva venire in mente a un tizio che si fingeva donna, colto alla sprovvista dalla domanda: “Che profumo usi?”
Ma cominciamo dall’inizio.
Una ragazza molto speciale
Morena Borromeo Y Castilla è entrata nella mia vita il 6 agosto 2009 attraverso il blog Il Disinformatico di Paolo Attivissimo, il noto indagatore di bufale internettiane. Morena ha lasciato un commento a questo post, presentandosi come lesbica. Il suo intervento ha rapidamente spostato la discussione dall’11 settembre ai diritti degli omosessuali. Il gioco ha retto per un mese e oltre quattromila commenti, che spaziavano dall’etica, alla religione -è intervenuto pure un sacerdote– alle tecniche di abbordaggio e all’oggettiva avvenenza dei Vulcaniani di Star Trek. La serie di commenti è diventata così lunga e interessante da venir battezzata “thread epico”. Morena appariva colta, brillante e tanto simpatica che alcune piccole contraddizioni sono passate inosservate e le è stata perdonata la continua ostentazione delle sue ricchezze (diamanti, borse Kelly, persino del del cellulare doveva precisare: “comprato a Heathrow”, mica in un negozio qualunque). Poi però, l’8 settembre, ha commesso un errore piccolo e uno enorme.
Il crollo di un mito
Errore piccolo:
Morena ha finto di partire per una vacanza in Martinica con la sua fidanzata (bellissima e altissima, manco a farlo apposta) e ha mandato al blog la foto di un tramonto tropicale. A quel punto, le ho chiesto qualcosa tipo: “Perché non mandi dalla Martinica una foto TUA, con in mano un foglio con su scritto “Ciao Disinformatici”, in modo che possiamo verificare se sei davvero una bionda dal fisico spaziale e se ti trovi davvero dove dici di essere? Se vuoi tutelare la tua privacy, ti basta tenere il foglio davanti al viso”. Lei non lo ha fatto e, invece, mi ha proposto di sentirci al telefono. Ci siamo scambiate i numeri via email e abbiamo fatto una breve chiacchierata. La sua voce era un po’ bassa, quasi maschile, ma perfettamente “verosimile”. Lì per lì non ho fatto caso ad alcune stranezze: per esempio sosteneva di aver lavorato per Bulgari ma di non conoscere le persone dell’ufficio stampa (io, invece, le conosco). Mi sono fidata perché mi aveva promesso di prendere un aperitivo con me appena tornata dalla vacanza e di chiarirmi ogni dubbio. Mi ha fatto i complimenti per il blog, le ho chiesto del suo profumo preferito e lei mi risposto: “For Her”. La banalità avrebbe dovuto mettermi in allarme.
Attivissimo, esperto di informatica, si è accorto facilmente che il file della foto era stato inviato da un computer in Italia e non da uno smartphone in Martinica. Ma, divertito dalla situazione, per il momento è stato al gioco e non ha detto nulla. Peraltro, a me Morena aveva raccontato di aver fatto inoltrare la foto dal proprio ufficio in Italia.
Poco dopo, Morena ha commesso, più volte, un errore ENORME:
Nel thread epico, sono apparsi dei commenti scritti da Morena ma postati dal profilo Google di un certo D**** ******, di cui ometto le generalità, perché si tratta di una persona vera e il suo ruolo nella faccenda non è del tutto chiaro. Quando se ne è accorta, “Morena” ha cancellato i commenti e li ha ripostati dal proprio profilo. Ma ormai era troppo tardi. Quel giorno io non mi sono collegata, però il blog di Attivissimo è frequentato da molte persone che conoscono bene il funzionamento di internet, si sono insospettite e hanno iniziato a indagare in segreto, scoprendo che D**** si collegava da Milano e aveva un blog con una dichiarazione d’amore poetico/patetica a una certa L***.
Quando, il 9 settembre, ho ripreso a leggere Il Disinformatico, mi sono accorta di un clima strano tra i commentatori. Diverse persone hanno fatto allusioni a un certo D**** e Morena e Attivissimo si sono messi a litigare sulla mancanza di igiene dei maschi, delle femmine e degli inglesi con argomentazioni e stile indegni di entrambi. In realtà, Paolo fingeva di stare al gioco di “Morena” per ottenere qualche indizio sulla sua vera identità. Ma questo me l’ha detto dopo. In quel momento ero perplessa. Poi Attivissimo ha rivelato di avere la certezza che Morena fosse un fake, cioé una persona che, su Internet, si spaccia per qualcun altro. Lei, per sostenere di essere vera, ha messo in discussione la professionalità di Paolo e ha tirato in ballo pure me, dicendo di avermi parlato al telefono e chiedendomi di confermare la sua identità. Dopo un po’ di commenti ho capito di essere stata presa in giro. Io l’ho presa bene, il mio ego un po’ meno.
La sera del 10 settembre, c’è stata una presunta “grande rivelazione”: Morena ha ammesso di essere un personaggio inventato da una studentessa di nome Alessia, per fare una tesi di laurea sui fake, intitolata “This is not a girl”. Alessia prometteva di raccontare tutta la verità in un’intervista a Paolo Attivissimo. La storia della tesi di laurea non stava granché in piedi: basta Google per scoprire che la sedicente Morena Borromeo imperversa in rete almeno dal 2005 e ha raccontato parte delle stesse balle sul blog di Beppe Grillo. Lì, però, invece di spacciarsi per lesbica, diceva di essere una vedova. In ogni caso, cinque anni sono un tempo troppo lungo per qualsiasi tesi. A detta di Alessia anche D**** ****** era un fake. La finta studentessa mi ha pregato di non rendere noto il cognome di Morena, perché costruire il personaggio virtuale le era costato tempo e fatica. Ma la furia per la seconda bugia ha provocato la mia trasformazione da porcellino pacioso in cinghiale mannaro. Ho pubblicato il nome completo “Morena Borromeo Y Castilla” in un commento.
Ho fatto bene, perché quasi immediatamente sono stata contattata da un persona ricattabile a cui “Morena”, che d’ora in poi chiamerò X, aveva fatto davvero del male: aveva creato un rapporto virtuale molto intenso, si era fatta rivelare dettagli molto imbarazzanti della sua vita e poi era sparita nel nulla, senza pietà. Dietro il fake, quindi, non c’era una studentessa, ma un pervertito/a piuttosto stronzo/a.
Detective della rete
Tra i frequentatori del Disinformatico, si è creato un gruppo d’indagine sull’identità di X, che per un po’ ha cercato di sostenere la parte della studentessa Alessia ma poi non c’è riuscita e si è dileguata nel nulla. Mettendo insieme quello che sapevamo di X, siamo riusciti a scoprire parecchie cose: grazie ai miei poteri paranormali ho accertato che il cellulare da cui X mi aveva chiamata è intestato proprio a D**** , residente in un modesto palazzo della periferia est di Milano, con vista sulla ferrovia. X, a me, aveva detto di aver vissuto proprio in quella zona, dove sto anch’io, prima di trasferirsi nella chicchissima via Alberto Da Giussano e di avere, guarda caso, lo stesso compleanno di D****. Costui viveva insieme alla moglie L***, quella citata nel suo blog, ora scomparso dalla rete. Entrambi lavoravano in un call center. Mi sono procurata lo stato di famiglia- chiunque può farselo dare dall’anagrafe- ed è saltato fuori che ora D**** è separato ed è tornato a vivere con i genitori. Per la maggioranza del gruppo di indagatori, X è di sicuro D****. A me restano dei dubbi, perché ho avuto la nettissima sensazione di aver parlato con una donna. Forse, potrebbe essere L*** anche se non me la vedo sposata con D***. Lui, infatti, è un personaggio piuttosto grigio, un quarantenne divorziato che vive con i genitori e fa un lavoro poco esaltante, senza nessuno dei tratti brillanti di X, senz’altro persona colta e ottima penna.
Tuttavia, non ho mai avuto voglia di contattare direttamente né D**** né L*** perché, non sapendo i retroscena, potrei far del male a una persona innocente, anche se, a questo punto, D**** è sicuramente consapevole dell’indagine. Per quanto mi riguardava la faccenda si chiudeva lì.
Una troia pericolosa
Pochi mesi fa, ho letto il romanzo di Massimo Carlotto L’amore del bandito (E/O) e un personaggio mi ha fatto saltare suilla sedia: la escort Morena Borromeo, “una troia pericolosa” (parola di Carlotto, X non se la prenda con me), con l’abitudine di raccogliere confidenze riservate dai propri clienti e poi ricattarli. In preda alla curiosità, ho subito chiamato Carlotto. Lui mi ha raccontato che alcune persone hanno letto il suo libro precedente Il maestro di nodi (E/O), una storia di ricatti e omicidi nell’ambiente sadomaso, e hanno pensato che si fosse ispirato alle loro sfortunate esperienze con “Morena”. X, infatti, per un periodo, si è data/o molto da fare nei siti di annunci sadomaso, spacciandosi per una lesbica masochista in cerca di donne dominatrici. I sadomasochisti, in genere, si vergognano molto delle proprie passioni e spesso le tengono nascoste persino al partner ufficiale. Per alcuni di loro, scoprire che Morena (o a volte Anja), la “slave” con cui avevavo scambiato messaggi e foto spinti, non era una persona reale, è stato causa di grandi angosce, perché temevano di poter essere ricattati. Immaginate come vi sentireste voi, con la paura di ricevere, da un giorno all’altro, il messaggio: “Dammi centomila euro o faccio sentire ai tuoi genitori e al tuo capo la telefonata in cui dici che ti piace frustare le ragazze e farle abbaiare come cagne”.
Carlotto si è fatto l’idea che dietro “Morena”, in azione almeno dal 2004, non ci sia un singolo individuo ma un gruppo di persone, tra cui una donna, con il ruolo di “telefonista”. I loro fini sono ignoti. A quanto risulta, nessuno è mai stato ricattato. Se succede, con gli elementi che abbiamo raccolto, la Polizia Postale può risalire con facilità al colpevole.
Per la seconda volta, ho deciso di mettere un punto fermo a questa storia e di raccontarla.
Ma, scrivendo questo post, ho avuto la pessima idea di dare un’occhiata al finto profilo di “MB y C” su Linkedin, senza dubbio gestito da X. Il falso curriculum, pieno di Bulgari, Hermés e altre aziende prestigiose di cui X al massimo avrà visto la pubblicità, è sparito e al suo posto campeggia uno strano messaggio, composto da numeri e da una citazione di Shakespeare, con due parole cambiate. Non riuscendo a intepretarlo, ho chiesto aiuto a Paolo Attivissimo e agli amici del suo sito, pensando che loro lo capissero subito. Invece, nessuno è riuscito a decifrarlo, ammesso che sia davvero un messaggio criptato e non una presa in giro. Appena abbiamo iniziato a discuterne, infatti, su Linkedin sono comparsi altri profili falsi con lo stesso testo. Inoltre, tale L. ha inserito e subito cancellato un paio di commenti totalmente fuorvianti, per depistarci verso MBYC, un gruppo di Facebook dedicato ai videogiochi e del tutto estraneo alla faccenda. Siamo sicuri di un fatto: la sigla ASW, presente nel messaggio, fa riferimento ad A Small World, un social network accessibile solo per invito e, almeno nelle intenzioni, destinato all’elite internazionale. Con l’aiuto di un amico – veramente ricco, veramente cosmopolita, veramente bello e veramente nel campo dei beni di lusso – ci sono entrata e l’ho rovistato da cima a fondo. Malgrado qualche tempo fa abbiano buttato fuori un fake, tale Chiara di Scalzi, di X non c’è traccia. X sosteneva di possedere borse Kelly e diamanti in quantità e molto probabilmente ha solo voluto far credere da avere anche un account nel social network più chic che esista. In realtà ASW tanto esclusivo non è: come ho dimostrato, ci entrano anche i porcelli e, se sanno scrivere in inglese e interagire civilmente, sono pure ben accetti. Ma è necessario essere veri. E X questa dote non ce l’ha.
Secondo alcuni amici del blog, X sta conducendo un esperimento di marketing virale, per capire quali argomenti hanno più successo nei vari ambienti. Invece per me è una persona sola, che sente il bisogno di vivere la vita virtuale di una donna bellssima, ricchissima, amata e di successo, probabilmente perché nella realtà è tutto il contrario. E non importa se qualcun altro soffre a causa sua.
Cosa ho imparato
Indagando su X ho scoperto alcuni strumenti elementari per sgamare i fake in rete, su cui mi sono dilungata in quest’altro post e sono riuscita a beccare InLoveWithYou, l’unico fake finora comparso in questo blog. Dovrei aver imparato anche a non affezionarmi alle persone che incontro su Internet, prima di averle almeno viste di persona, ma in realtà ho sviluppato un rapporto molto bello con tutti i soci detective, che mi hanno aiutato nell’indagine, alcuni senza avermi mai vista, per cui resto indecisa. Secondo voi, val la pena di aprire il cuore agli amici virtuali?

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