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Mona Di Orio


Mona Di Orio è una bellezza impossibile: viso isoscele, accentuato dai riccioli mogano tagliati a caschetto, occhi verdi un po’ infossati, naso importante e aguzzo, labbra sottili. Se con i suoi lineamenti ci fosse nata un’altra, al massimo sarebbe potuta diventare carina, magari con qualche aiutino chirurgico. Mona, invece è proprio bella, come i suoi profumi: un insieme di note dissonanti, che compongono uno splendore inatteso.
L’ho incontrata ieri da Profumo, in via Brera 6 a Milano, dove presentava le sue ultime crezioni: Vétyver (****), Tubéreuse (****) e Vanille (***), più un’anteprima esclusiva di Oud, che presenterà a Pitti Fragranze. Dato che venivo da una rognosissima giornata d’inchiesta sui guadagni dei consiglieri regionali (se pensate che i mafiosi siano omertosi, non avete conosciuto i burocrati), me la sono trovata davanti senza aver avuto il tempo di preparare le domande. Meno male che, almeno, avevo fatto in tempo a sniffare i profumi, così ho iniziato l’intervista parlando di quelli:
I profumi della tua linea Les Nombres d’Or sono tutti basati su note molto usate: cuoio, muschio, ambra e adesso vaniglia, vetiver e tuberosa. Tuttavia, sono molto diversi dagli altri. Come hai fatto?
Le note molto diffuse sono una sfida: bisogna trovare ingredienti naturali veramente belli ed esplorarli in una direzione nuova. Per esempio, per Tubéreuse ho trovato in India un’assoluta veramente eccezionale e l’ho combinata con le note fresche e frizzanti del bergamotto e del pepe rosa, per ricreare l’aroma delle tuberose all’imbrunire, quando il loro profumo ha appena iniziato a sprigionarsi ed è ancora fresco e leggero, prima di diventare violentemente sensuale.
Vanille è molto speziato, quasi maschile. Perché questa scelta?
La vaniglia di solito è una nota zuccherosa, persino appiccicosa, mentre io volevo creare un profumo elegante, con una scia molto discreta, così ho usato l’arancia amara, uno spruzzo di rhum e tante spezie. E soprattutto, ho cercato a lungo l’essenza giusta. Alla fine l’ho trovata in Madagascar.
Mi pare di capire che per te le materie prime siano molto importanti.
Sì, è così. Io non faccio pubblicità. Investo tutto nel prodotto. Voglio vedere un profumo, non l’immagine di una diva. Piuttosto che mettermi a fare profumi finti, come le industrie di massa, apro un ristorante o, visto che i vini sono la mia passione, un’enoteca.
In che senso i profumi industriali sono “finti”?
Un profumo è finto quando vende un’immagine, invece di un’emozione olfattiva. Le grandi industrie fanno lunghe e costose ricerche di mercato, arruolano una grande diva, creano un flacone elaborato, poi vanno dal profumiere e gli dicono: “mettici dentro una qualunque roba che costi meno di 30 dollari al litro e somigli un po’ alle tre fragranze più vendute dell’anno scorso.” Chi sceglie questi profumi, compra solo l’illusione di diventare un po’ come la diva della campagna pubblicitaria. Ma una vera donna vuol essere se stessa, non una copia di Nicole Kidman. Anzi, una copia dell’immagine finta che si vede nelle pubblicità. Neanche le dive somigliano davvero alle loro foto: ci sono un sacco di ritocchi con photoshop. So quello che dico, perché mio fratello fa il fotografo.
E tu, che profumo usi?
In realtà, nessuno. Vivo sempre in mezzo agli odori, perché tutte le mie fragranze sono testate sugli animali: me, innanzitutto, e i miei amici che mi fanno da cavia. Oltretutto, il mio laboratorio è in casa mia, per cui, quando non lavoro, riposo il naso. A volte, per le serate importanti, metto Cuir.
Davvero? Pensa che la proprietaria di questo negozio mi ha dissuaso dal comprarlo perché secondo lei è da maschio! Dovresti dirle due parole…
A quel punto, Mona Di Orio si alza veramente e va a cercare la povera donna, che per sua fortuna si è assentata un attimo.
No, dai, va bene, scherzavo. Parliamo di Cuir (*****), un cuoiato morbidissimo e fumoso, molto diverso dalla secchezza mascolina di Knize Ten. A cosa ti sei ispirata?
Volevo ricreare l’emozione che mi dava il vecchio Cuir de Russie di Chanel, per averne una versione tutta mia. Ci ho messo il cardamomo, per dargli energia e il balsamo di cadé, per renderlo fumoso.
Adesso su cosa stai lavorando?
Sto creando il mio Oud. E’ un’altra sfida, non solo perché è la nota più di moda del momento, ma perché è come un animale selvatico, un odore prepotente e primitivo. Per domarlo, gli ho messo accanto l’osmanto, un fiore gentile ma deciso. Si alza, prende una boccetta e dopo aver individuato un pezzo di pelle non ancora irrorato di Vanille, Tubéreuse e Cuir, mi spruzza un po’ di Oud. Ha tutta l’intensità dell’oud, ma senza il suo caratteristico odore medicinale e animalesco E’ una presenza intensa, ma molto equilibrata e raffinata. Insomma, somiglia alla sua creatrice In realtà, questo è solo un primo abbozzo. Non sono ancora pienamente soddisfatta e la versione definitiva, che presenterò a Pitti Fragranze, questo autunno, probabilmente sarà un po’ diversa.
Non abbiamo ancora parlato di Vétyver.
Il vetiver è la mia materia prima naturale preferita. Dato che è una nota di fondo, ho cercato la nota di testa perfetta per valorizzarlo al massimo e alla fine ho trovato lo zenzero blu del Madagascar.
Vedo che ami molto le materie prime naturali. Cosa pensi dei regolamenti dell’Unione Europea e della FDA statunitense, che ne vietano molte perché potenzialmente allergizzanti?
Guarda, tutto il male possibile. Se noi profumieri fossimo forti e uniti, come i cuochi e i produttori di vino, ci uniremmo per combattere queste regole assurde. Sai qual è l’ultima materia prima che hanno vietato? Il basilico! Vorrei vedere cosa farebbero gli chef, se a qualcuno venisse in mente di proibire il pesto!

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