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Stand di Grossmith, nello specchio, Simon Brooke.

Stand di Grossmith, nello specchio, Simon Brooke.

Quando dico che una fragranza è da reato, di solito, è solo la mia opinione. Nel caso di Shem-el-Nessim (*****) è un fatto: un ignoto si è fregato il tester dallo stand a Pitti Fragranze. Lo ha raccontato, più divertito che scocciato, Simon Brooke, il ri-fondatore della casa profumiera inglese Grossmith. La sua storia è originale: fino a cinquant’anni ha fatto il consulente immobiliare, con l’hobby di indagare sulle proprie origini familiari. Nel mondo anglosassone è una passione molto diffusa: ci sono siti come Ancestry dove chiunque può inserire i propri dati e quelli di nonni e bisnonni, per rintracciare cugini nati in altri continenti o scoprire antenati famosi. A Brooke è successo proprio questo: non lo sapeva, ma è il bisnipote, per parte di madre, di John Grossmith, fondatore, nel 1835, della ditta che riforniva di profumi la regina Alexandra d’Inghilterra (1844-1925) e un’altro po’ di teste coronate in Spagna e Grecia. L’azienda è poi passata al figlio, John Lipscomb Grossmith, profumiere diplomato  a Grasse . La Grossmith ha continuato a produrre fragranze famose, come White Fire, “il” profumo della swinging London degli anni Sessanta. Ma le mode passano e, negli anni Ottanta, dopo essersi ridotta a fare saponi, la Grossmith ha chiuso.

“Per fortuna” continua Brooke “ho ritrovato, nella soffitta di un lontano cugino, un quaderno con più di trecento formule scritte a mano da John L. Grossmith, oltre a vari flaconi e campioni di profumo.” Allora, ha fatto la classica pazzia della mezza età: si è comprato il marchio Grossmith e ha provato a rilanciarlo. Per ricreare, sulla base delle formule riscoperte, tre fragranze storiche,  Hasu-no-Hana del 1888, Phũl Nãnã del 1891 e Shem-el-Nessim del 1906, si è rivolto alla Robertet, una delle più importanti aziende profumiere francesi,  e ha preso come consulente Roja Dove, ex ambasciatore mondiale di Guerlain, attualmente gestore del reparto profumeria di nicchia di Harrods.

Il risultato sono tre fragranze opulente, intense ed esotiche, ispirate agli splendori dell’Impero Britannico, quando a Londra arrivavano spezie ed essenza da tutto il mondo.

Per il Royal Wedding, la gamma è stata ampliata con Bethrotal, un profumo nato nel 1893 per celebrare le nozze della regina Mary e riproposto in onore di  William e Kate.

Il mio Grossmith preferito è Shem-El-Nessim (ma il tester non l’ho preso io, giuro!). E’ dominato da un iris così intenso, morbido e avvolgente, che le altre note della fragranza quasi non le avverto. Per accorgermi degli agrumi in apertura, che comunque spariscono subito, degli altri fiori che compongono il cuore (gelsomino e rosa) e del fondo orientale (sandalo + vaniglia) , ho dovuto spruzzare sull’altro polso  l’essenza di Iris di Santa Maria Novella e fare il confronto. La sensazione è di una morbidezza avvolgente, tenera, irresistibile.

Phũl Nãnã (****) è un florientale classico, con agrumi evanescenti in apertura, geranio, tuberosa e ylang-ylang nel cuore e un fondo orientale con l’aggiunta di resine: benzoino e opopanax, che ricordano gli incensi dei negozi indiani, quelli che vendono un po’ di tutto. L’ispirazione, infatti, è l’India lussureggiante e misteriosa vista dagli occhi dei viaggiatori inglesi dell’Ottocento.

Hasu-no-Hana (*****) è basato sul fiore di loto, almeno in teoria, perché né in quel che sente il mio naso né nella piramide olfattiva ufficiale ce n’è una goccia. E’ uno chyphre fiorito, perfettamente costruito. L’ho annusato la prima volta e volevo dargli tre stelline, forse per la scontatissima testa agrumata, che è svanita subito. Il motivo per cui i profumieri mettono nelle formule roba che dura sì e no cinque minuti è uno dei grandi misteri che mi auguro di risolvere, prima o poi. Alla seconda sniffata è passato a quattro stelle e, una volta che è comparso il fondo legnoso e dolce, ho deciso che è un’altra fragranza da reato. Se fosse un personaggio di Jane Austin sarebbe la ragazza poco appariscente, ma che alla fine si sposa il partito migliore.

P.S. La foto dello stand, con il riflesso di Simon Brooke nello specchio, l’ho fatta io. E’ la prova di quanto sostiene il mio amico fotoreporter Marco Moretti: una volta su cento, anche un incapace totale può scattare una bella immagine.

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