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In preda al bisogno di farmi quattro risate sadiche, ho fatto un giro nei grandi magazzini di Milano che vendono profumi di nicchia, sul modello di Harrod’s a Londra, dove però il reparto Haute Parfumerie è gestito da Roja Dove, ex direttore artistico di Guerlain e vanta un personale appassionato e competente.

Le Veline

Da Excelsior avevo già fatto una capatina appena aveva aperto e avevo concluso che nel reparto profumeria ci sono vari esemplari della specie Commessa del Lusso Moderna, cioè scelta per 1) la bellezza 2) la simpatia 3) la passione per la moda. Purtroppo, pensa che il naso serva solo a reggere gli occhiali firmati. In ogni caso,  è meglio della Commessa del Lusso Vecchio Stile, detta anche “filo spinato”, scelta per 1) il corpo emaciato 2) l’antipatia  3) la convinzione che se sei bassa, grassa o vestita male sei una pezzente. Per fortuna, la specie CLVS sta migrando in massa da via Montenapoleone a via D’Estinzione. Alle CLM di Excelsior avevo chiesto un campionicino di Creed e loro, una bionda e una bruna, hanno passato almeno dieci minuti a frugare disperate nei cassetti degli scaffali, finché, mossa a pietà, ho indicato alle Veline la scatola giusta. Lato positivo: sono state molto gentili e non mi hanno fatto nessuna pressione per l’acquisto.

La troppo sincera

Torno da Excelsior, trascinandomi dietro un malcapitato amico, totalmente ignaro di odori & affini. Dato che sono lì per divertirmi, punto dritta sui flaconi di l’Etat Libre d’Orange, in assoluto una delle linee più provocatorie dell’universo. Prendo in mano il profumo più assurdo in assoluto: Sécrétions Magnifiques (0) (ATTENZIONE NSFW immagine esplicita: se siete brave ragazze o il capo potrebbe passarvi vicino e vedere cosa avete sullo schermo del computer NON cliccate su questo link). Dal suo sguardo, vedo che il mio amico sta pensando un’interiezione con due z, che inizia per c e non è “Cozza!”. In effetti, sull’etichetta c’è un disegno che prima avevo visto solo sul muro dei bagni in qualche Autogrill. Chiamo una commessa e, fingendomi ingenua, le chiedo lumi.

Stavolta, trovo una CLM particolarmente interessante: la troppo sincera.

Io: “Che profumo è questo?”

Il mio amico: “Ma sull’etichetta c’è un…” Tace imbarazzato, non trova una parola pronunciabile davanti a due signore. In effetti, neanche a me ne viene in mente una.

CLM: “In effetti, il profumo sa proprio di quello.” Negli occhi del mio amico colgo una muta domanda: “E lei come lo sa?”. Correttamente, la CLM non ce lo spruzza addosso ma su una cartina. Grazie a Dio.

Io: “Ma che profumi sono?!”

CLM: “Questa linea è più che altro uno scherzo. Gliene faccio sentire uno più buono.” Spruzza su una cartina “I don’t swallow” (***). Purtroppo, si confonde con “I don’t follow” e crede che il nome voglia dire “Non ti seguo”. Anche con l’inglese ci siamo poco. Sotto lo sguardo sempre più sconvolto del mio amico, le spiego che è qualcosa di assai più sconcio. Lei, umile, mi ringrazia della spiegazione. Poi passa a Encens et Bubblegum (***) “L’unico di questi che mi piace” commenta, stroncando implicitamente tutti gli altri.

Io: “E questo?” Prendo in mano Jasmin et Cigarette (*****), una fragranza che venero e ho al più presto intenzione di ricomprare. Ma da British Box, un piccolo negozio con un proprietario di una simpatia e una competenza esaltanti.

CLM: “Sa di sigaretta.” Così. Punto. E il gelsomino? E il muschio e l’ambra, che evocano la pelle di una diva, mentre fuma dopo l’amore, vestita solo di profumo e lenzuola di seta? A quel punto lascio perdere Etat Libre d’Orange . Le chiedo di Calè, Fragranze d’Autore, una linea altrettanto originale, ma con un’estetica più comprensibile. Diciamo che sono come una canzone di De André: anche chi non è esperto ne coglie la poesia.  Mentre ETLD è come la musica elettronica di Alva Noto: se non te ne intendi, tra scricchiolii e dissonanze, pensi che si sia rotto l’Ipod.

La CLM sembra riprendersi: “Questi sono dei profumi buonissimi, made in Italy.” Vacillo per la sorpresa: ne ha azzeccata una.

Prende Preludio d’Oriente (*****) e ce lo fa annusare sulla cartina. Commenta: “Sa di Duomo, vero?”. Sto per svenire, sconvolta dallo stupore: non è vero, è verissimo! Sa di incenso e legno antico, proprio come l’interno della Cattedrale. Continua: “Io sono atea, ma mi piace molto.” Dopo la rivelazione sulla sua vita sessuale, adesso siamo informati anche sulle sue convinzioni religiose.  Meno sui profumi, perché la CLM aggiunge: “Comunque anche questi sono abbastanza strani. Non piacciono a molta gente.” Non è vero e, se sapesse, per esempio, che dietro a Fulgor (****) e Roboris (*****) c’è una storia affascinante, riuscirebbe anche a venderne un sacco. Per fortuna Calè a Milano ha il proprio negozio, dove scoprire le fragranze come meritano.

Decido che il mio paziente amico ha diritto a un’esperienza positiva: “Avete un profumo all’oud?”. L’oud è, al momento, l’essenza più di moda nella profumeria di nicchia. Sugli scaffali ne ho visto almeno un paio di versioni.

CLM: “Eh?!” Chiede pure indicazioni a una collega, altrettanto ignara. Le soccorro: “Ho sentito nominare Royal Oud (*****) di Creed”. Le due lo reperiscono con qualche difficoltà e io lo faccio provare al mio amico, per tentare di convertirlo alla profumeria di qualità. Niente da fare: grazie a tutte le fesserie che ha sentito, continuerà a usare un’imitazione cinese di Eau Sauvage, perché, almeno, costa molto poco. Inoltre, ha bisogno di conforto, per cui andiamo a mangiarci un tiramisù al bar Le Tre Gazzelle. Uscendo, commenta: “Certo che, se fossi il produttore o l’importatore di quei profumi, mi sarei parecchio incavolato”.

Lato positivo: la commessa non sa un tubo ed è troppo sincera, ma è veramente simpatica, ha voglia di imparare e una naturale sensibilità per gli odori, infatti ha associato Secretions Magnifiques e Preludio d’Oriente a due esperienze della propria vita e ama l’incenso, un’essenza non banale. Con un paio di lezioni, potrebbe diventare bravissima. Per ora, la sua unica speranza di vendita è un manager straniero, di passaggio a Milano, a cui la moglie ha ordinato di comprare un profumo ben preciso e gli ha scritto nome e marca su un bigliettino, per cui non deve neanche spiegare in inglese cosa gli serve.

L’Olfattorio: epic win

Alle disastrose CLM del reparto profumeria di Excelsior basterebbe salire le scale per vedere come si fa a raccontare un profumo: al piano rialzato del grande magazzino c’è L’Olfattorio, dove fanno “degustare” le fragranze. Le spruzzano in una piccola coppetta di cartone, la infilano su un manico di plastica, creando una specie di calice e, mentre il cliente annusa, gli descrivono la piramide olfattiva. Andarci è sempre un’emozione.

 

 

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