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“Una sera, su una terrazza romana, ho sentito un profumo meraviglioso. Mi sono girato e ho fatto in tempo a vedere un lampo di seta rossa: l’abito di una donna. Ma, per quanto l’abbia cercata, non ho più ritrovato né lei né il suo profumo. E’ come se il diavolo fosse apparso per un istante, e dopo avermi tentato, fosse sparito. Il profumo, almeno quello, sono riuscito a ricrearlo.” Mark Buxton racconta così l’origine del suo Devil in Disguise (****), una fragranza dominata dal rabarbaro, che fa venire l’acquolina in bocca. Anche se, in realtà, l’aroma di rabarbaro si estrae dalle foglie, di fatto dà una sensazione “fruttata”, nel senso che è dolce e succoso. Ragion per cui questo profumo è classificato come fruttato (c’è chi dice fruttato chypre, per l’accordo di vetiver, patchouli e musk del fondo, chi dice fruttato fiorito, perché le note di cuore sono magnolia e mughetto).

Secondo me, a rigor di termini, dovrebbe essere classificato come fiorito fruttato legnoso e non chypre, visto che non c’è traccia di muschio di quercia. Però mi dà la stessa emozione di Mitsouko (*****), capostipite e regina dei fruttati chypre, che io non posso usare in presenza di mia madre, perché ne percepisce anche la minima traccia e lo detesta, in quanto era il profumo della sua odiatissima suocera, da cui invece io devo aver ereditato un bel po’ di geni. Mi sa che Devil in Disguise entrerà nella mia collezione, dopo un opportuno test-mamma.

L’unica cosa che non mi piace è il nome: il diavolo è un angelo rincoglionito che invece di godersi la beatitudine delle sfere celesti ha preferito fare il capo di una banda di altri angeli ancora più imbecilli (almeno Lucifero comanda, gli altri diavoli che ci stanno a fare con lui invece che con Dio?), in uno schifo di posto dove finiscono tutti i peggiori bastardi della storia. Essendo privo di corpo, Lucifero il sesso se lo scorda comunque, anche se generazioni di bigotti fissati, che associavano insensatamente il piacere al peccato, gli hanno regalato una pubblicità immeritata. All’inferno, non si tromba, sia chiaro. Non c’è proprio speranza: lì si soffre e basta. Forse si tromberà nella Gerusalemme Celeste, quando riavremo tutti un corpo, in forma gloriosa. Mark Twain diceva “il Paradiso lo preferisco per il clima, l’inferno per la compagnia”. Non so lui, ma io passerei più volentieri l’eternità con, poniamo, Tommaso Moro (santo, genio e pure fico), che con Adolf Hiltler.

Quella che Buxton ha intravisto a Roma, secondo il mio immodestissimo parere, era Beatrice “sotto verde manto vestita di color di fiamma viva”, come la descrive Dante nel canto XXX del Purgatorio. Se compro davvero “Devil in Disguise” stacco l’etichetta verdina, che tanto non mi piace (perché un profumo rosso fiamma deve avere l’etichetta verde?) e ci attacco “Beata Beatrix”: il quadro, mistico perché sensuale e sensuale perché mistico, di Dante Gabriele Rossetti rende perfettamente l’idea di questa fragranza, altro che il diavolo.

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