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monnomestrougeÈ bellissimo, ma tra noi è finita. Non reggo più la sua dolcezza, la sua intensità, la sua durata. Mon Nom Est Rouge (****) di Cecile Zarokian per Majda Bekkali- Sculptures Olfactives è affascinante, a partire dal nome (l’indimenticabile romanzo di Orhan Pamuk) e dal concept: è nato dal desiderio di comunicare l’idea di “rosso” a una persona non vedente.

Si sente una rosa metallica, quasi sanguigna, una vaniglia avvolgente come il velluto, un tabacco ardente di sigaro acceso e qualcosa di squillante, brillante, come uno spruzzo di vernice spray rossa sul muro. E tutto si compone in un unico, splendido “odore di rosso” senza contrasti netti, ma solo un’infinità di sfumature.
Mi piace talmente che ho deciso di fare un esperimento: provare a essergli fedele. La storia è durata due mesi, in cui l’ho vissuto a fondo. Ma poi ho cominciato ad aver voglia di frutta, di galbano verde e di muschio di quercia. Morale, ieri l’altro mi sono resa conto che non lo reggo più e l’ho scaricato per farmi un giro con Amazone di Hermès, il grande amore della mia infanzia. Mon Nom è persistente e c’è voluta più di una lavatrice per cancellarlo.

Vivere una relazione stabile con un profumo, e non uno qualsiasi, mi ha fatto capire una cosa: non fa per me. Ho bisogno di stimoli, di odori nuovi o di ritrovare quelli che mi hanno dato qualcosa in passato. In continuazione. Fermarmi ha fermato anche il blog, perché per fare la recensione di una fragranza bisogna starci assieme per almeno un giorno e sentirla solo sul polso non è la stessa cosa e ha rallentato in generale la mia creatività. Così non va: dopo la disintossicazione con Amazone, il proposito per il 2014 è: un profumo nuovo e una recensione ogni due giorni. Ho un campioncino per capello, è ora di smaltirli!

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