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L’impresario che si innamorò perdutamente di Nijinsky, in questa canzone,  è Serge Diaghilev, che ha ispirato il profumo

Diaghilev**** di Roja Dove è uno chypre/animale travolgente, che ti abbraccia come un pelliccione russo enorme, di quelli che servono a tener caldo più che a sottolineare le curve. Una pelliccia da uomo che può mettere anche una donna. Sarebbe un profumo da pelliccia perfetto, non fosse che contiene un’overdose tale di zibetto da far pensare che gli animali uccisi e scuoiati siano resuscitati, assetati di vendetta. Contiene anche una quantità enorme di muschio di quercia, che lo rende portabile anche con il caldo. Dopo un po’ emerge un dolce accordo fiorito e fruttato. Sembra una nuova versione di Mitsouko, spostata sul versante maschile. Una fragranza molto intima che fa pensare: “ha un buon odore”, anziché: “ha addosso un profumo fantastico”.

A quel punto ti innamori, chiedi il prezzo (999 euro) e ti disinnamori di botto. Però, non è uno di quei profumi di lusso fatti apposta per separare i ricchi scemi dal denaro immeritato. E’ un lavoro serio sui Guerlain vintage, gli chypre contemporanei e gli stereotipi maschili e femminili nella profumeria. Contiene essenze di prima qualità e in grande concentrazione, perché una sola spruzzata ha nobilitato il mio parka da 100 euro per più di due settimane.

Quando ho ripreso a respirare regolarmente e ho riflettuto razionalmente sul prezzo, mi sono resa conto che costa 9,99 euro/ml, cioè meno di Chanel n°5 parfum e non molto più di Vol De Nuit parfum (9,7 euro/ml). Solo che Diaghilev è venduto solo in una confezione da 100 ml, sufficiente per una vita, viste la potenza e la persistenza. Forse Roja Dove ha deciso che lo merita solo chi lo sceglie come profumo della sua vita. Solo che non sono pronta ad avere lo stesso meraviglioso profumo per il resto dei miei giorni.

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